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La meritocrazia a scuola già esiste (nella testa degli studenti)

Il professore di Fisica

Ricordo perfettamente il professore di Fisica alle scuole superiori quando – a voce bassa e sicura – spiegava le leggi del la dinamica ed in classe calava un silenzio tombale.

Con la mano ferma, impugnava il gesso come una penna stilografica e con la scrittura elegante tracciava grafici precisi e formule sognanti.
A fine lezione, la lavagna appariva perfetta come un quadro di Leonardo.

Eppure sono trascorsi più di venti anni e per il sottoscritto, che dimentica anche la cena della sera prima, è un evento su cui riflettere.

La meritocrazia nella scuola già esiste

La meritocrazia secondo gli studenti

Penso nessun preside gli abbia mai assegnato un premio, allora la meritocrazia nella scuola era un concetto sconosciuto né tantomeno previsto da innovatrici riforme del Governo.

Il carisma, il nostro professore, ogni giorno lo confermava sul campo: gli altri docenti lo stimavano mentre noi – i suoi alunni – lo temevamo per quella brutalità (oggi incomprensibile) ai limiti della crudeltà, lo apprezzavamo per le lezioni impeccabili ed eravamo stimolati dalle interrogazioni pseudo-universitarie.

Un uomo che – oltre alla materia – ci ha insegnato a vivere (e sopravvivere, soprattutto quando col dito sadico scorreva la lista dei nomi per scegliere la vittima da sacrificare davanti alla classe, il suo pubblico – momenti di vero terrore mentre in aula calava il gelo).

Ricordo il professore di Fisica perché era semplicemente il migliore, anzi era il migliore secondo noi giovani studenti dell’Istituto Tecnico.

In effetti, la meritocrazia nella scuola è sempre esistita, basta chiedere agli interessati: gli studenti.

Juventus Stadium, se i bambini fanno «oh che me@d@»

La lezione mai dimenticata

Ricordo l’ora di Educazione Fisica alla scuola superiore come se fosse oggi: il buon professore – un tipo giovane ed atletico, baffo curato e sempre in tuta ginnica – giunge in classe con l’unica preoccupazione dell’appello.

Svolto l’iter burocratico, impartisce agli scolari (tutti maschi) il profondo insegnamento sportivo: dall’armadietto tira fuori il Super Santos e serafico annuncia: «andate a giocare nel cortile, non vi fate male. Ci vediamo dopo la lezione».

Due squadre di adolescenti incoscienti, gli zaini a fungere da pali delle porte immaginarie e palla al centro: sessanta minuti di puro divertimento sul campo d’asfalto sotto lo sguardo dell’integerrimo professore, un arbitro vigile tollerante per la prestazione ma pronto ad intervenire in caso di scorrettezze morali, un adulto seduto su una sedia da studente, rilassato si gode il sole (e lo stipendio).

A fine match, sudati e contenti, tutti a casa grazie ad un’organizzazione perfetta (dopo il triplice fischio del prof seguiva la campanella-TheEnd).

Lezioni d’altri tempi si dirà (e non c’è dubbio, sono trascorsi quasi trent’anni, che vetusto che sono!).
Oggi la scuola è cambiata (spero) e gli atteggiamenti non idonei al ruolo del docente sono inconcepibili (auspico): d’altronde, il mio professore di Matematica – tra un polinomio ed un teorema – fumava, un gesto che ora implicherebbe una denuncia immediata (mi auguro).

Juventus Stadium, se i bambini fanno «oh che me@@a»

Juventus Stadium, curva di bimbi razzisti?

Juventus-Udinese, la curva dello stadio è piena di tifosi-bambini: sostituiscono gli ultrà razzisti sospesi per comportamenti palesemente offensivi.

Al rinvio del portiere friulano, i pargoletti scimmiottano (ingenuamente) l’urlo tipico dei tifosi ufficiali, imitano il peggio del calcio italiano: l’offesa dell’avversario, un coro di volgarità gratuite, un viscido sentimento di violenza indiretta, il non rispetto dei valori sportivi, un subdolo razzismo strisciante, l’ignoranza al potere, l’umiliazione del fair play.

Ascolto indignato l’onda di inciviltà alzarsi dalla curva di adolescenti e mi chiedo turbato: in Italia chi insegna ai bambini la cultura sportiva?

Non serve intervistare lo psicologo oppure disturbare esperti infantili, non sforziamoci nemmeno di trovare inutili alibi morali, ammettiamo senza false ipocrisie: anche la curva di bimbi andrebbe chiusa.

Sarebbe una dura lezione onde evitare la nascita e crescita dei futuri «mostri».
Il mio professore di Educazione Fisica sarebbe d’accordo, ne sono certo.


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